Sullo specismo
un mio commento al post di armagio:
Ciao Giovanni, leggo con piacere il tuo blog da qualche tempo.
Non condivido con te la passione per la caccia (almeno credo di avere capito che a te piaccia); personalmente non trovo divertente passeggiare per i campi ad ammazzare animali che non possono né difendersi né combattere ad armi pari (però non arrivo al punto di desiderare di poterlo proibire ad altri). A me piace passeggiare per i campi e basta, ascoltare gli uccelli, tentando di riconoscerne qualcuno e magari qualche pianta. Anzi, mi inquieta un po’ sapere che mio padre va a funghi in periodi in cui ci sono anche cacciatori in giro.
A parte questo, mi ha colpito la tua argomentazione circa la funzione della caccia come antidoto ai danni nei campi.
Ci ho pensato un po’ e ho trovato questa argomentazione un po’ “specista”.
Per inciso ho scoperto che questo termine esiste davvero, e Wikipedia mi informa che un certo Ryder l’ha coniato, mettendolo in relazione con razzismo e sessismo, affermando che le “motivazioni filosofiche per condannare queste posizioni sono identiche.”
Se non ho capito male si vuole giustificare l’uccisione degli animali selvatici perché essi entrano nei campi e procurano danni. Ebbene, se non volessimo essere specisti dovremmo pensare a questa cosa come se la stessimo facendo ad una persona. Visto in questi termini prima di ammazzare l’ospite indesiderato si potrebbe adottare qualche misura per evitarne l’ingresso.
Ora scendo violentemente dal piano filosofico e dico che sono un amante dello spiedo e se c’è qualche uccellino di quelli giusti tanto meglio
Ritornando seri, non essere specisti fino in fondo è impossibile, credo. E poi, perché crederci superiori alle piante?
Insomma, vivere in questo mondo richiede un po’ di prepotenza già in partenza, non si può fare altro per sopravvivere.
Però forse si potrebbe fare a meno di un po’ di questa prepotenza, nei limiti del possibile